DayOne, operatore di data center con sede a Singapore, e Sembcorp Utilities hanno firmato il 29 ottobre un memorandum d’intesa non vincolante per esaminare soluzioni energetiche integrate per gli sviluppi di DayOne in tutta l’Asia. Gli argomenti in elenco riguardano l’infrastruttura e la generazione di energia in sito, la fornitura di energia rinnovabile, l’approvvigionamento e lo stoccaggio del carburante, e la gestione e la manutenzione.
Energia definita prima del progetto dell’edificio
Il MOU si inserisce nell’approccio «Bring Your Own Power» di DayOne, che anticipa la pianificazione energetica alle prime fasi del progetto. Secondo l’annuncio, l’obiettivo è garantire l’energia, ridurre il rischio in fase di realizzazione, superare i vincoli delle reti elettriche e offrire ai clienti certezza sulla capacità disponibile man mano che crescono. Le due società valuteranno la fattibilità, il business case e il percorso di attuazione per i progetti su cui concorderanno. Non sono indicate capacità, siti o apparecchiature, e non è ancora assunto alcun impegno.
DayOne dispone già di alcune forniture. Il suo prossimo data center SG1 a Singapore ha un contratto di acquisto di energia con Sembcorp, mentre in Malaysia l’azienda ha accordi di fornitura rinnovabile nell’ambito del regime nazionale per le imprese, che coprono circa 1,5 GWp di solare e 2,2 GWh di accumulo a batteria. Un ulteriore accordo rifornisce il campus Chonburi Tech Park in Thailandia. L’azienda dichiara di voler funzionare al 100% con energia rinnovabile entro il 2030, ove le condizioni di mercato lo consentano.
Un secondo accordo nella stessa settimana
Light Reading ha riferito il 30 ottobre che Nxera, il ramo data center di Singtel, ha firmato un MOU separato con Sembcorp Industries per i propri siti di Singapore. Le opzioni allo studio comprendono la generazione a basse emissioni di carbonio e a base di idrogeno, la generazione a base di biometano, pannelli solari sulle facciate degli edifici e l’energia importata da un progetto solare galleggiante da 2,2 GWp al Linggiu Reservoir, nel Johor, in Malaysia.
La testata quantifica la pressione con le stime di alcuni analisti: si prevede che entro la metà degli anni 2030 i data center dell’Asia-Pacifico consumino oltre 1.000 TWh l’anno, contro meno di 200 TWh oggi. Aggiunge che le reti elettriche di Indonesia, Malaysia e Thailandia restano indietro rispetto alla domanda e che gli operatori si rivolgono a impianti propri, alla generazione vicino all’edificio e alla fornitura diretta di energia rinnovabile.
Perché lo stoccaggio del carburante è nell’elenco
Quando uno sviluppatore indica insieme alle rinnovabili la generazione in sito e lo stoccaggio del carburante, il parco dei gruppi elettrogeni smette di essere una voce dell’ultimo capitolo del progetto. Quante ore è previsto che i gruppi funzionino, dove viene conservato il carburante e come viene consegnato, che cosa accetteranno i vicini e l’autorità in termini di emissioni allo scarico e di rumore: tutto questo rientra ormai nella pianificazione energetica iniziale. Anche i governi della regione si muovono nella stessa direzione, come nella dichiarazione della Malaysia sui gruppi elettrogeni di riserva e sul controllo della domanda.
Si tratta soltanto di un MOU, e non vorremmo leggervi più di quanto abbiano fatto le aziende stesse. La domanda pratica per i fornitori è se l’impianto in sito di questi progetti sarà formato da gruppi di emergenza che funzionano di rado, oppure da impianti che girano per ore consecutive: la risposta cambia ciò che va costruito intorno al motore.
Fonti: Light Reading, Telecompaper, AF.net